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April 19, 2012 at 9:43am

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April 14, 2012 at 5:53pm

Elisabetta Vendramini fondatrice delle suore franc. elisabettine

“ Chi è Elisabetta Vendramini “

 Biografia

Nacque il 9 aprile del 1790 a Bassano del Grappa, diocesi di Vicenza, settima dei dodici figli di Francesco Vendramini e Antonia Angela nata Duodo di nobile famiglia veneziana, ricevette il battesimo il giorno seguente col nome di Elisabetta. Si rivelò fin dalla prima infanzia molto intelligente, tanto da indurre i genitori ad affidarla alle monache Agostiniane di san Giovanni, a Bassano del Grappa. Nei nove anni di educandato, ricevette una adeguata istruzione e fu iniziata ad una vita profonda­mente cristiana. L’attività giornaliera nel collegio prevedeva la Messa quotidiana, visita a Gesù Sacramentato, Ufficio in onore della Madonna e la recita del rosario. Ricevette il sacramento della Cresima, l’8 luglio del 1798. Raggiunti i quindici anni, ritornò in famiglia continuando la sua vita spirituale sotto la direzione del francescano padre Antonio Maritani, il quale nel 1816 le ordinò di stendere il diario spirituale.

 

 

 

Giovane brillante e amante del vestire elegante, divenne ben presto cen­tro d’interesse. Di carattere solitario e contemplativo, con fermezza e cortesia respinse varie proposte di matrimonio. A ventidue anni conobbe un giovane e dopo sei anni i genitori consentirono la celebrazione del matrimonio. Ma nell’imminenza del­le nozze, il 17 settembre 1817, percepì chiaramente di essere chiamata ad una vita di consacrazione. Abbando­nato ogni precedente progetto, decise di condurre una vita austera, di pre­ghiera e di dedizione ai servizi di carità. Il 7 agosto del 1820 lasciò la famiglia per entrare nell’orfanotrofio di don Marco Cremona a Bassano, detto « Ai Cappuccini », per dedicarsi all’assistenza delle ragazze. Nel 1821 vestì l’abito di terziaria francescana secolare con il nome di Margherita.

Qui essa sentì di dover perseverare in modo da coronare il suo ideale di carità attraverso la fondazione di un istituto di terziarie regolari:

«

Quasi su­bito sentii vive brame di unirmi a delle compagne e riformare, senza punto toglierla, la piccola regola in modo da formare una istituzione che avesse ap­parenza di religione »

Per la realizzazione del progetto mancò però il con­senso.

Dopo sei anni di servizio, il 1° gennaio del 1827, lasciò l’orfanotrofio e andò, col fratello, a Padova, ove il 3 gennaio fece in­gresso nella casa degli « Esposti » come incaricata della formazione delle gio­vani. Qui incontrò don Luigi Moran che divenne suo direttore spirituale e collaboratore nella fondazione e gestione dell’Istituto che aveva in animo di realizzare: una fraternità di terziarie francescane consacrate al servizio degli ultimi della società. Convinta, dopo tante delusioni, di avere ricevuto il se­gno definitivo che doveva muoversi non più a traino di altre istituzioni, ma per un proprio progetto, il 10 novembre del 1828 si congedò dalla casa degli Esposti e con due compagne, Felicità Rubotto e Maria Der, si stabilì in una vecchia soffitta nella contrada detta degli sbirri di Padova. Nel disegno di Dio questo trasferimento del 10 novembre del 1828 rappresentò la nascita di un nuovo istituto religioso. Così infatti lo interpretò la Beata:

«

Nel 1828 fui posta dopo mille vicende in una splendida reggia della santa povertà, priva persino del letto…, povertà rigorosa di carta, penna e cala­maio e tavolino per scrivere…, povertà ricca agli occhi miei e preferibile ai palazzi dei grandi »

Fu proprio in questa data che lei e le due terziarie re­golari assunsero il nome di Suore Terziarie Francescane Elisabettine di Padova sotto la protezione di san Francesco d’Assisi e di santa Elisabetta d’Ungheria, nome che le designa tutt’oggi.

 

Agli occhi del mondo questa iniziativa di Elisabetta era da qualificare una pazzia, ma inve­ce il progetto crebbe. Affiancata dalle due compagne, il 18 novembre del 1829 Elisabetta aprì la prima Casa di gratuita educazione per le fanciulle povere, abbandonate e traviate; inoltre organizzò adunanze per le più grandi e per le loro mam­me. Il successo la spinse ad utilizzare altri locali.